<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Channel Salute &#8211; Medicina Italia Tv</title>
	<atom:link href="https://www.medicinaitalia.tv/category/channel-salute/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.medicinaitalia.tv</link>
	<description>La web tv del sistema sanitario italiano</description>
	<lastBuildDate>Mon, 27 Apr 2026 08:31:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.medicinaitalia.tv/wp-content/uploads/2019/02/cropped-logo-medicinaitalia-2019-1-e1550735962174-32x32.png</url>
	<title>Channel Salute &#8211; Medicina Italia Tv</title>
	<link>https://www.medicinaitalia.tv</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Medicina di Precisione: l&#8217;intervento del Prof. Minelli su Rai1</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/medicina-di-precisione-lintervento-del-prof-minelli-su-rai1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 11:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Allergologia e Immunologia clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Buongiorno Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Minelli]]></category>
		<category><![CDATA[medicina di precisione]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina Personalizzata]]></category>
		<category><![CDATA[Microbiota]]></category>
		<category><![CDATA[Nutrigenetica]]></category>
		<category><![CDATA[Rai1]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=20207</guid>

					<description><![CDATA[Medicina di Precisione: l'intervento del Prof. Minelli su Rai1.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/29Zct7U7M9g" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

<h1 class="wp-block-heading">Medicina di Precisione: l&#8217;intervento del Prof. Minelli su Rai1 nella trasmissione di Rai 1, &#8220;Buongiorno Benessere&#8221;</h1>





<p class="wp-block-paragraph">Le differenze, raffinate ma sostanziali, tra &#8220;<strong>Medicina di Precisione</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Medicina Personalizzata</strong>&#8220;. L&#8217;opportunità di conoscere, in ciascun individuo, i meccanismi generatori di una malattia, per poi consentire al medico di agire in maniera specifica e mirata. La &#8220;<strong>Nutrigenetica</strong>&#8220;, ovvero la possibilità di capire perché persone simili per sesso e per eta e, magari, affette dalla stessa patologia, rispondono diversamente alla dieta, a volte traendo benefici, o senza avere benefici o, addirittura, subendo effetti negativi.</p>
<p>Nel video l&#8217;intervento del <strong>Prof. Mauro Minelli</strong>, nella trasmissione di <strong>Rai 1, &#8220;Buongiorno Benessere&#8221;</strong> sabato 4 Maggio 2019.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Leucemia, meccanismi che sfuggono dopo trapianto</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/leucemia-scoperti-meccanismi-che-sfuggono-al-sistema-immunitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 14:36:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Airc]]></category>
		<category><![CDATA[cellule tumorali]]></category>
		<category><![CDATA[Leucemia]]></category>
		<category><![CDATA[leucemia mieloide acuta]]></category>
		<category><![CDATA[meccanismi]]></category>
		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
		<category><![CDATA[trapianto di midollo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=19919</guid>

					<description><![CDATA[Scoperti meccanismi con cui le cellule tumorali sfuggono al sistema immunitario dopo il trapianto. Dal gruppo di ricercatori italiano il primo passo verso terapie mirate.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="news-txt">
<h1>Leucemia, scoperti meccanismi con cui le cellule tumorali sfuggono al sistema immunitario dopo il trapianto. Dal gruppo di ricercatori italiano il primo passo verso terapie mirate.</h1>
<p>Grazie ad un<strong> gruppo di ricercatori italiani</strong> sono stati <strong>svelati i meccanismi con cui le cellule tumorali della leucemia mieloide</strong> <strong>acuta sfuggono al controllo del sistema immunitario dopo il trapianto di midollo</strong>. La scoperta è descritta su Nature Medicine e Nature Communications.</p>
<p>Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, infatti, ha studiato questo processo analizzando le <strong>cellule tumorali e i &#8216;linfociti T&#8217;</strong> che cercano di sconfiggerle, prima e dopo la terapia. Negli studi, realizzati grazie ad <strong>Airc,</strong> i ricercatori dimostrano che ci sono due nuove soluzioni trovate dalle cellule del tumore per salvarsi: da un lato riducono l&#8217;espressione delle molecole HLA sulla superficie, silenziando i loro geni e nascondendosi così al &#8216;pattugliamento&#8217; dei linfociti; dall&#8217;altro aumentano la presenza di alcuni recettori immunosoppressori che segnalano ai linfociti di frenare la loro attività fino a inattivare la risposta immunitaria.</p>
<p>Già nel 2009, gli stessi ricercatori avevano scoperto che a volte a salvare le cellule leucemiche è una mutazione genetica nel Dna, che cambia alcune molecole presenti sulla loro superficie e le rende più simili (e quindi invisibili) alle cellule del sistema immunitario trapiantato. &#8220;<em>Comprendere, caso per caso, quale meccanismo dà origine alla recidiva permetterà di classificare meglio i pazienti e dare loro un trattamento specifico &#8211; </em>spiega Luca Vago, l&#8217;autore principale insieme a Chiara Bonini e Fabio Ciceri &#8211;<em>. L&#8217;obiettivo è un approccio personalizzato alle recidive, che permetterà di migliorare gli esiti non grazie a nuovi opzioni terapeutiche, ma trovando un nuovo razionale per le terapie già disponibili&#8221;</em>.</p>
<div class="news-txt">
<p style="text-align: right;">(Fonte: Ansa)</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tumore seno, olio fritto usato più volte alimenta progressione</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/tumore-al-seno-lolio-fritto-usato-piu-volte-alimenta-la-progressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2019 16:26:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[carcinoma]]></category>
		<category><![CDATA[frittura]]></category>
		<category><![CDATA[olio fritto]]></category>
		<category><![CDATA[studiosi dell'Università dell'Illinois]]></category>
		<category><![CDATA[tumore al seno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=19909</guid>

					<description><![CDATA[L'olio fritto usato più volte alimenta la progressione del tumore al seno: la scoperta degli studiosi dell'Università dell'Illinois.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>L&#8217;olio fritto usato più volte alimenta la progressione del tumore al seno: la scoperta degli studiosi dell&#8217;Università dell&#8217;Illinois</h1>
<p><strong>Gli studiosi dell&#8217;Università dell&#8217;Illinois</strong><strong> hanno scoperto</strong> che l&#8217;<strong>olio</strong> da <strong>frittura</strong> usato più volte alimenta il <strong>tumore al seno</strong>. Usare più e più volte lo stesso <strong>olio per friggere può innescare cambiamenti genetici che promuovono, in stadio avanzato, la progressione del tumore al seno.</strong> Gli studiosi infatti, hanno scoperto che può agire come una sorta di innesco tossicologico che promuove la proliferazione delle cellule tumorali, delle metastasi e dei cambiamenti nel metabolismo dei lipidi agire come una sorta di innesco tossicologico che promuove la proliferazione delle cellule tumorali, delle metastasi e dei cambiamenti nel metabolismo dei lipidi</p>
<p><strong>La ricerca (pubblicata su Cancer Prevention Research) è stata condotta nei topi</strong>: una parte di loro è stata alimentata con olio di soia fresco e non riscaldato mentre l&#8217;altra con olio che aveva avuto abusi termici. Nella seconda fase gli studiosi hanno simulato nelle cavie il <strong>carcinoma mammario in stato avanzato</strong>, iniettando cellule di cancro al seno. Venti giorni dopo è emerso come i tumori dei topi che avevano assunto l&#8217;olio con gli sbalzi termici avevano avuto una crescita metastatica quattro volte superiore ai topi che invece avevano consumato l&#8217;olio di soia fresco. Nell&#8217;esaminare i gruppi i ricercatori hanno scoperto che i tumori metastatici del polmone nelle cavie che hanno consumato olio per frittura usato più e più volte esprimevano significativamente più di una proteina chiave, il Ki-67, che è strettamente associato alla proliferazione cellulare. Anche l&#8217;espressione genica nel fegato di questi animali è risultata alterata. Quando l&#8217;olio viene riutilizzato ripetutamente, i trigliceridi vengono distrutti, ossidando gli acidi grassi liberi e rilasciando l&#8217;acroleina, una sostanza chimica tossica che ha proprietà cancerogene. La ricerca scientifica sa da tempo che l&#8217;olio usato più volte contiene questa sostanza e alcuni studi l&#8217;hanno già collegata a una varietà di problemi di salute, tra cui l&#8217;aterosclerosi e le malattie cardiache. <strong>(Fonte: Il mattino)</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sclerosi multipla e la relazione con il sovrappeso da adolescenti</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/sclerosi-multipla-la-relazione-con-il-sovrappeso-da-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 15:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[chili in più]]></category>
		<category><![CDATA[età infantile]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[grasso corporeo]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[sclerosi multipla]]></category>
		<category><![CDATA[sovrappeso]]></category>
		<category><![CDATA[sovrappeso da adolescenti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=19886</guid>

					<description><![CDATA[Sclerosi multipla: i chili in più in età infantile e adolescenza possono comportare un più alto rischio di ammalarsi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Sclerosi multipla: i chili in più in età infantile e adolescenza possono comportare un più alto rischio di ammalarsi.</h1>
<p>Uno studio pubblicato su <em><strong>Neurology, la rivista medica dell&#8217;American Academy of Neurology</strong> </em>evidenzia un&#8217;ulteriore problema collegato all&#8217;epidemia di <strong>sovrappeso</strong> che interessa anche i più giovani. Secondo lo studio<strong> i chili in più in età infantile possono comportare un più alto rischio di ammalarsi di sclerosi multipla</strong> <strong>da adulti</strong>.<br />
Alcuni studi precedenti avevano suggerito che le persone che sviluppano precocemente hanno maggiori probabilità di ammalarsi di sclerosi multipla, una malattia cronica, spesso invalidante, che colpisce il sistema nervoso centrale. Ma un nuovo studio condotto presso la McGill University di Montreal, in Canada, attribuisce questo collegamento all&#8217;indice di massa corporea (BMI). I ricercatori hanno esaminato il genoma di 329.245 donne e 372 varianti genetiche associate all&#8217;età in cui le ragazze hanno avuto il primo ciclo mestruale. Quindi, hanno esaminato un altro studio genetico che includeva 14.802 persone con sclerosi multipla e 26.703 senza malattia, per verificare se l&#8217;età della pubertà fosse associata al rischio di ammalarsi. Ne è emerso che &#8220;uno sviluppo precoce è associato ad un aumentato rischio di sclerosi multipla, ma <strong>questa associazione è influenzata, e non indipendente, dalla quantità di grasso corporeo al momento dello sviluppo</strong>&#8220;, ha detto l&#8217;autore dello studio J. Brent Richards.<br />
&#8220;<em>Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se la riduzione dei tassi di obesità potrebbe aiutare a ridurre la prevalenza di sclerosi multipla</em>&#8220;, prosegue, &#8220;<em>ma se così fosse, potrebbe essere un altro motivo importante per concentrare le iniziative di sanità pubblica sulla riduzione dei tassi di obesità</em>&#8220;. (Fonte: Ansa).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Allergie, dal glutine al lattosio in tutti i farmaci ingrediente scatenante</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/allergie-dal-glutine-al-lattosio-tutti-farmaci-ingrediente-che-le-scatena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 14:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[allergie]]></category>
		<category><![CDATA[celiarchia]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[glutine]]></category>
		<category><![CDATA[lattosio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=19801</guid>

					<description><![CDATA[Dal glutine al lattosio in tutti i farmaci presente ingrediente che scatena allergie secondo uno no studio della Harvard Medical School.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Dal glutine al lattosio in tutti i farmaci presente ingrediente che scatena allergie</h1>
<p>Uno studio della Harvard Medical School pubblicato da Science Translational Medicine, afferma che <strong>tutti i farmaci contengono</strong>, oltre al principio attivo, qualche ingrediente supplementare che può causare<strong> allergie, dal glutine al lattosio </strong>e spesso i pazienti non sono a conoscenza dei rischi.<br />
I ricercatori hanno analizzato oltre 42mila farmaci orali, concentrandosi sui loro oltre 350mila &#8216;eccipienti&#8217;, ingredienti che non sono biologicamente attivi ma che servono a variare consistenza, sapore e altre caratteristiche della medicina.</p>
<p>In totale <strong>lo studio ha trovato 38 molecole</strong> <strong>che potrebbero scatenare reazioni allergiche</strong> dopo l&#8217;esposizione, ma il 92,8% dei farmaci presi in esame ne conteneva almeno una. Il 45% delle medicine analizzate, ad esempio, conteneva lattosio, il 33% qualche colorante alimentare, mentre una minoranza dei casi, lo 0,08%, aveva olio di arachidi, anche se in questo caso è risultato difficile trovare una alternativa che non avesse questo ingrediente. &#8220;<em>Anche se li chiamiamo inattivi</em> &#8211; spiega Giovanni Traverso, uno degli autori -, <em>in molti casi questi eccipienti non lo sono. La dose può essere bassa, ma non sappiamo quale sia il limite per gli individui per scatenare una reazione. Questo progetto è stato ispirato da un incidente avvenuto nella vita reale, quando a un paziente con celiachia è stato prescritto un farmaco e la formulazione della pillola che doveva prendere conteneva glutine</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>(Fonte: Ansa)</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quattro farmaci nuovi in arrivo contro batteri resistenti</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/quattro-farmaci-nuovi-arrivo-contro-batteri-resistenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 16:44:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[batteri resistenti ai farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[morti causate da batteri]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione mondiale della sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=19798</guid>

					<description><![CDATA[Nuovi antibiotici per i ceppi multiresistenti per far fronte al trattamento dei pazienti che non rispondono ad altre cure]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Quattro antibiotici nuovi in arrivo contro i batteri resistenti ai farmaci</h1>
<p><strong>Ogni anno in Europa, sono circa trenta tre mila le morti causate da batteri resistenti ai farmaci e di questi circa un terzo in Italia</strong>. La speranza e&#8217; quella di affilare le armi farmaceutiche con <strong>nuovi antibiotici per i ceppi multiresistenti e ne sono in arrivo 4 nuovi tipi</strong> che serviranno proprio a far fronte al trattamento dei pazienti che non rispondono ad altre cure. Ogni anno, ricorda Lucia Aleotti, membro del Cda della multinazionale con sede a Firenze, &#8220;<em>abbiamo in Italia dieci mila morti a causa della resistenza batterica, ovvero persone che muoiono perché contraggono infezioni che non rispondono ai farmaci. Per questo, abbiamo deciso di fare un accordo per portare a registrazione e far arrivare, in 64 paesi, nuovi antibiotici destinati a batteri resistenti. Non devono essere di largo utilizzo ma destinati a un uso ospedaliero, in pazienti che manifestano resistenze</em>&#8220;. Grazie a un accordo dello scorso anno con l&#8217;<strong>azienda americana Melinta Therapeutics, Menarini ha acquisito, infatti, i diritti per la commercializzazione di quattro antibiotici che agiscono su ceppi multiresistenti responsabili di infezioni gravi</strong>, contratte spesso in ospedale.<br />
Il primo, spiega Annamaria Pizzigallo, direttore medico scientifico Menarini, &#8220;<em>è un&#8217;associazione di un carbapeneme e un inibitore della beta-lattamasi ed è mirato alle infezioni delle vie urinarie o post operatorie. Due riguardano batteri responsabili di infezioni acute della pelle e dei tessuti molli: uno agisce sul pericolosissimo Staffilococco aureo resistente alla meticillina e un altro è un nuovo fluorochinolone, per il quale è allo studio anche un&#8217;estensione delle indicazioni alle polmoniti. Infine un antibiotico per via venosa efficace contro l&#8217;Acinetobacter baumannii, uno dei batteri ospedalieri più diffusi&#8221;. </em>A che punto siamo? <em>&#8220;Negli Usa sono già stati approvati e sono disponibili per l&#8217;uso ospedaliero. L&#8217;iter di approvazione presso l&#8217;Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) è, a seconda dei casi, in corso o già terminato e si dovrà ora avviare la fase di approvazione in Italia</em>&#8220;.</p>
<p>Il super batteri ogni anno, uccidono tra le 500.000 e 700.000 persone al mondo, provocando infezioni che fino a qualche tempo fa erano curabili con normali antibiotici, oggi diventati inutili. Si tratta di una vera e <strong>propria minaccia globale secondo l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms)</strong>. Diversi i motivi che ci hanno portato a questo punto. &#8220;<em>In generale</em> &#8211; sottolinea Pizzigallo &#8211; <em>si registra un utilizzo eccessivo di antibiotici negli allevamenti animali e spesso il mancato rispetto dell&#8217;igiene delle mani nelle strutture assistenziali</em>&#8220;. Ma in Italia, più che in altri paesi del Nord Europa, aggiunge, &#8220;<em>c&#8217;è anche un inadeguato utilizzo di antibiotici ad ampio spettro, molto facili da reperire e da assumere per via orale, ma quasi sempre prescritti senza prima effettuare una ricerca microbiologica per sapere se siano realmente necessari</em>&#8220;. A questo si aggiunge una mancata aderenza alle terapie da parte dei pazienti che, non di rado, interrompono la cura o non rispecchiano i dosaggi. &#8220;<em>Questo fa sì &#8211; </em>conclude l&#8217;esperta <em>&#8211; che il farmaco uccida i batteri più deboli mentre sopravvivono e si selezionano quelli più resistenti</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: right;">Fonte: Ansa</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Alzheimer, SensApp: sviluppare sensore per la diagnosi precoce</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/alzheimer-sensapp-sviluppare-sensore-la-diagnosi-precoce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 16:41:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivo per la diagnosi precoce]]></category>
		<category><![CDATA[progetto europeo SensApp]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=19795</guid>

					<description><![CDATA[Alzheimer, progetto SensApp alla ricerca del dispositivo per la diagnosi. Si potrà rintracciare i segnali della malattia da una sola goccia di sangue.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="news-title">Alzheimer, nato il progetto europeo SensApp alla  ricerca del dispositivo per la diagnosi precoce. Si potrà rintracciare i segnali della malattia da una sola goccia di sangue</h1>
<p>&nbsp;</p>
<p class="news-title">La Commissione europea ha nominato l&#8217;Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti (Isasi) del Cnr coordinatore di un consorzio europeo per lo sviluppo della nuova tecnologia, con l&#8217;obiettivo di trovare un supersensore in grado di rintracciare i segnali dell&#8217;<strong>Alzheimer</strong> da una sola goccia di sangue.</p>
<p class="news-title"><strong>Il nuovo dispositivo consentirà una diagnosi rapida e non invasiva e un intervento terapeutico tempestivo e mirato</strong>. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di più di 3 milioni di euro. <strong>Il primo gennaio 2019 è iniziato ufficialmente il progetto europeo SensApp</strong> (Super-sensitive detection of Alzheimer&#8217;s disease biomarkers in plasma by an innovative droplet split-and-stack approach), che ha l&#8217;obiettivo di sviluppare un super-sensore per la diagnosi precoce del morbo di Alzheimer, tramite un semplice esame del sangue. Il progetto coordinato dall&#8217;Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isasi) è stato selezionato tra 375 proposte e finanziato dalla Commissione Europea con più di 3 milioni di euro nell&#8217;ambito del pilastro di eccellenza FET Open del programma Horizon 2020.</p>
<p>A oggi una diagnosi certa del morbo di Alzheimer è pressoché impossibile. I marker vanno ricercati nel liquido spinale del paziente che viene prelevato tramite puntura lombare, un intervento molto rischioso, poco praticabile e che richiede l&#8217;ospedalizzazione del paziente. Tenendo conto la grande diffusione della malattia e la crescente aspettativa di vita, il super-sensore sviluppato dal progetto SensApp rivoluzionerà l&#8217;approccio clinico al morbo di Alzheimer con un enorme impatto sulla società. La tecnologia abilitante è nuova e l&#8217;abbiamo nominata &#8216;droplet-split-and-stack&#8217;. Si basa sull&#8217;effetto piroelettrico e ci consente di superare i limiti di diffusione riscontrati nei test immunologici tradizionali. (Fonte: Ansa).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Primo impianto al mondo di protesi totale del ginocchio 3D</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/primo-impianto-al-mondo-di-protesi-totale-del-ginocchio-stampata-3d/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 15:12:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[ED]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[primo impianto al mondo]]></category>
		<category><![CDATA[protesi totale del ginocchio]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=19786</guid>

					<description><![CDATA[Realizzato in Italia, all'Istituto Humanitas di Milano, il primo impianto al mondo di una protesi totale al ginocchio personalizzata e interamente stampata in 3D.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Primo impianto al mondo di protesi totale del ginocchio stampata in 3D realizzato in Italia.</h1>
<p><strong>Realizzato in Italia</strong>, all&#8217;<strong>Istituto Humanitas di Milano</strong>, il <strong>primo impianto al mondo di una protesi totale al ginocchio personalizzata e interamente stampata in 3D.</strong></p>
<p>L&#8217;intervento è stato reso possibile grazie allo studio dei medici e dei ricercatori del Centro per la ricostruzione articolare del ginocchio insieme agli<strong> ingegneri ed esperti di Intelligenza Artificiale di &#8216;Rejoint&#8217;</strong>, <strong>startup bolognese cresciuta all&#8217;interno di Almacube</strong>, l&#8217;incubatore di nuove esperienze imprenditoriali promosso dall&#8217;Università di Bologna e da Confindustria Emilia.<br />
Grazie alla tecnologia 3D è stata realizzata una protesi totale di ginocchio in lega di cromo cobalto. Attraverso Tac e risonanza magnetica sono state rilevate le caratteristiche e i parametri anatomici del paziente, sulla base delle quali è stata disegnata la più̀ corretta geometria, e in seguito è stata realizzata la protesi attraverso la stampa 3D, ricostruita fedelmente sulle dimensioni specifiche del suo ginocchio.<br />
Inoltre, attraverso una visione computerizzata in 3D e un sistema intelligente di algoritmi è stato effettuato un planning preoperatorio interattivo, fondamentale per facilitare il posizionamento e la definizione della corretta dimensione della protesi.</p>
<p>Il paziente è già stato dimesso e sta effettuando il normale decorso post-operatorio.</p>
<p>A effettuare l&#8217;intervento il professor <strong>Maurilio Marcacci</strong>, responsabile del Centro per la ricostruzione articolare del ginocchio di Humanitas, il suo team, il dott. <strong>Francesco Iacono</strong> e il dott. <strong>Tommaso Bonanzinga</strong>, specialisti in ortopedia del Centro steso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miopia, 43 italiani su 100 ne soffrono. Il 18% sono giovani</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/miopia-43-italiani-su-100-ne-soffrono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2019 13:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[cecità]]></category>
		<category><![CDATA[ipovisione]]></category>
		<category><![CDATA[miopia]]></category>
		<category><![CDATA[Relazione annuale del Ministero della Salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=2081</guid>

					<description><![CDATA[Miopia, 43 italiani su 100 ne soffrono e quasi il 18% sono giovani con meno di 15 anni secondo la Relazione annuale del Ministero della Salute.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Miopia, 43 italiani su 100 ne soffrono e quasi il 18% sono giovani con meno di 15 anni.</h1>
<p>La <strong>Relazione annuale del Ministero della Salute</strong> al Parlamento fa il punto sulla <strong>prevenzione dell&#8217;ipovisione e della cecità</strong>. Emerge che i <strong>problemi agli occhi</strong>, dalle <strong>miopie</strong> lievi alla <strong>cecità</strong>, riguardano <strong>43 italiani su cento</strong>, e <strong>quasi il 18% ha meno di 15 anni.</strong> Mentre aumenta il numero di esigenze di riabilitazione visiva, il numero dei centri in cui effettuarla è in calo e la distribuzione sul territorio disomogenea.</p>
<p>In Italia, secondo il documento, due persone su cento soffrono di gravi limitazioni sul piano visivo, percentuale che sale al 5,4% tra chi ha più di 65 anni e all&#8217;8,6% per chi ha almeno 75 anni. Se si sommano le limitazioni visive moderate a quelle gravi dai 75 anni in poi ne soffrono 43 persone su 100, il 33,4% a partire dai 65 anni e il 17,6% dai 15 anni in su. La legge 284/97 stabilisce l&#8217;esistenza di specifici centri di prevenzione e riabilitazione visiva che devono erogare prestazioni specialistiche. La revisione delle attività svolte dalle Regioni ha evidenziato, tuttavia, una nuova riduzione del numero dei centri rispetto alla precedente rilevazione: da 59 del 2016 a 51 nel 2017 (erano 70 nel 2015) e ben 8 Regioni e le 2 Province Autonome hanno dichiarato di averne un solo. Tra queste anche Regioni con grande estensione territoriale come Campania, Calabria, e la Sicilia (dove nel 2017 non è stata rinnovata la convenzione in 9 centri su 10). Il numero dei casi assistiti invece risulta aumentato rispetto all&#8217;anno precedente, passando da 22.091 nel 2016 a 26.900 nel 2017: un aumento (+4809) che rispecchia la crescita della domanda di riabilitazione visiva, in particolare nelle persone di oltre sessanta anni.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fonte: Ansa</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tumore ovaio: diminuiti i decessi. Uniformare accesso al test</title>
		<link>https://www.medicinaitalia.tv/tumore-ovaio-diminuiti-decessi-uniformare-le-modalita-di-accesso-al-test/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2019 16:49:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Channel Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[calo del 3%]]></category>
		<category><![CDATA[decessi tumore ovaio]]></category>
		<category><![CDATA[test BRCA]]></category>
		<category><![CDATA[tumore dell'ovaio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.medicinaitalia.tv/?p=2056</guid>

					<description><![CDATA[Tumore ovaio: diminuiti del 3% i decessi. Bisogna  Uniformare le modalità di accesso al test BRCA I decessi per tumore dell&#8217;ovaio legati alla malattia sono diminuiti del 3% nel 2015 rispetto al 2013. Importanti le terapie sempre più efficaci, che permettono di controllare la malattia anche nello stadio metastatico. Tra queste anche i farmaci inibitori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Tumore ovaio: diminuiti del 3% i decessi. Bisogna  Uniformare le modalità di accesso al test BRCA</h1>
<p>I decessi per <strong>tumore dell&#8217;ovaio</strong> legati alla malattia sono diminuiti del 3% nel 2015 rispetto al 2013. Importanti le terapie sempre più efficaci, che permettono di controllare la malattia anche nello stadio metastatico. Tra queste anche i farmaci inibitori di PARP, oggi utilizzabili sia nelle pazienti con il gene BRCA (ormai conosciuto come il gene Jolie) in cui la mutazione è avvenuta, sia in quelle in cui non è avvenuta. Le donne che ereditano la mutazione BRCA1 hanno una probabilità del 44% di sviluppare un<strong> tumore ovarico</strong> nel corso della vita. La percentuale è inferiore per il gene BRCA2 (17%).</p>
<p>Se ne è parlato ieri, 5 Marzo, in una conferenza stampa al <strong>ministero della Salute nel corso della presentazione del Quaderno informativo voluto dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom)</strong> e realizzato con il supporto non condizionato di Clovis Oncology per sensibilizzare i cittadini sulla malattia e sull’importanza di accedere al test. “<em>Ancora oggi non tutte le pazienti che dovrebbero essere sottoposte al test BRCA lo eseguono.</em></p>
<p><em>Inoltre, in Italia, il regime di rimborsabilità per questo esame varia nelle diverse regioni, con la conseguenza che viene effettuato solo nel 65,2% delle donne che ricevono la diagnosi</em>”, ha detto <strong>Fabrizio Nicolis</strong>, Presidente della Fondazione AIOM. Oncologi e pazienti in conferenza stampa hanno chiesto alle Istituzioni di uniformare le modalità di accesso al test BRCA sul territorio nazionale. “Serve più impegno nel migliorare le strategie di prevenzione di una neoplasia che nel 2018 ha causato in Italia 5.200 nuovi casi, l’80% dei quali individuati in fase avanzata”, ha affermato Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar.</p>
<p>“Circa il 20% delle neoplasie ovariche è ereditario – ha aggiunto – cioè causato da specifiche mutazioni genetiche”. “Una mutazione di BRCA1 e BRCA2 – – ha detto ancora Gori – ereditata dalla madre o dal padre, determina una predisposizione a sviluppare il tumore più frequentemente rispetto alla popolazione generale. L’informazione sull’eventuale presenza della mutazione BRCA va acquisita al momento della diagnosi, perché può contribuire alla definizione di un corretto percorso di cura. E, nei familiari che presentano la mutazione, devono essere avviati programmi di sorveglianza intensiva che spaziano dai controlli semestrali fino all’asportazione chirurgica delle tube e delle ovaie”.</p>
<p>(Fonti: Ansa e Corriere nazionale)</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
